Lettera del Dirigente Scolastico

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Lettera di apertura del nuovo anno scolastico 2017/18

 

Cari studenti,

rivolgo ai nuovi iscritti e a coloro che frequentano l’Istituto di Istruzione Superiore  “F. Mengaroni”  un caloroso saluto e l’augurio di un buon anno scolastico.

Con il tempo vorrò incontrarvi tutti. Intanto, vi avvicino con questa mia lettera per invitarvi ad affrontare questo nuovo anno scolastico con partecipazione, in un clima di serenità e di collaborazione, con il necessario impegno.

La scuola costituisce il luogo di formazione per eccellenza e voi studenti ne siete i veri protagonisti. Sono certa che in questo luogo voi tutti potrete raggiungere il più ampio successo scolastico assicurando il vostro impegno.  

Per questo vi chiedo di affrontate questo percorso formativo con entusiasmo, motivazione e curiosità, affinché possiate gettare buone basi per il vostro futuro.

Plasmate le vostre menti cogliendo le opportunità che la scuola saprà offrirvi e che sono presenti nella realtà in cui vivete. Sappiate vivere il rapporto con i vostri docenti, modelli educativi importanti quanto i vostri genitori, instaurando con essi un dialogo costruttivo, positivo e sincero. Rispettate le norme fondamentali di comportamento, che regolano la vita sociale e comunitaria, confidando che l’incontro con l’altro possa rappresentare per ognuno di noi un’occasione speciale di arricchimento e di crescita.

Ricordate che il tempo che trascorrete a scuola è prezioso. È tempo che dedicate a voi stessi e alla vostra formazione! Fatene tesoro frequentando con regolarità le lezioni e riducendo ai casi di estrema necessità le richieste di entrata in ritardo e di uscita anticipata. Partecipate alle attività scolastiche con impegno, responsabilità e costanza. Potrete esprimere sempre la vostra opinione con libertà di pensiero, manifestando il vostro convincimento con spirito intelligente e critico!

Le aule, i corridoi, i laboratori, la palestra, i cortili, gli ambienti scolastici sono “luoghi di vita”, spazi per apprendere, capire e capirsi, conoscere e conoscersi, imparando a relazionarsi con gli altri e ad esprimere le proprie potenzialità; abbiatene cura e rispetto. Abbiate per essi la cura e il rispetto che avete per le cose che vi appartengono e che più amate: pensate di aver cura della scuola come avete cura del vostro smartphone!

Tutto il personale scolastico è impegnato quotidianamente per sostenere la vostra crescita umana e professionale, incoraggiare la piena realizzazione della vostra soggettività, facilitare la formazione della vostra persona. I docenti e la scuola esprimono la propria specifica funzione educativa e formativa formulando proposte didattiche e progettuali di qualità. Contribuite alla buona riuscita del vostro progetto di vita rispondendo in maniera adeguata agli stimoli ed alle sfide che vi vengono poste! Renderete significative le vostre esperienze e imparerete a cogliere le opportunità che vi si presenteranno.

La Nostra Scuola, la Vostra Scuola - alla quale, insieme alle vostre famiglie, avete deciso di iscrivervi - rappresenta, proprio per la sua specificità, un punto di riferimento culturale e artistico della città di Pesaro: ognuna ed ognuno di voi può offrire con la propria creatività un contributo originale e personale per renderla più bella, accogliente e ricca. Siete unici ed irripetibili! Non dimenticatevene mai! Per questo, come suggeritomi da un mio illustre collega, vi invito a leggere due brevi brani che rappresentano il mio personale augurio di buon anno scolastico.

Colgo l’occasione di comunicarvi la mia disponibilità al confronto sui temi più seri e importanti della vita scolastica, e rinnovo a voi tutti e ai vostri docenti l’augurio di un anno scolastico sereno e fruttuoso.

 

Pesaro, 14 settembre 2017

 

F.to Il Dirigente Scolastico

Prof.ssa Serena Perugini

Dedicato agli studenti

Il primo giorno che vorrei

Alessandro d’Avenia, in “Avvenire” (10 settembre 2011)

 

Che cosa avrei voluto sentirmi dire il primo giorno di scuola dai miei professori o cosa vorrei che mi dicessero se tornassi studente?

Il racconto delle vacanze? No. Quelle dei miei compagni? No. Saprei già tutto. Devi studiare? Sarà difficile?

Bisognerà impegnarsi di più? No, no grazie. Lo so. Per questo sto qui, e poi dall’orecchio dei doveri non ci sento.

Ditemi qualcosa di diverso, di nuovo, perché io non cominci ad annoiarmi da subito, ma mi venga almeno un po’voglia di cominciarlo quest’anno scolastico. Dall’orecchio della passione ci sento benissimo.

Dimostratemi che vale la pena stare qui per un anno intero ad ascoltarvi. Ditemi per favore che tutto questo c’entra con la vita di tutti i giorni, che mi aiuterà a capire meglio il mondo e me stesso, che insomma ne vale la pena di stare qua. Dimostratemi, soprattutto con le vostre vite, che lo sforzo che devo fare potrebbe riempire la mia vita come riempie la vostra. Avete dedicato studi, sforzi e sogni per insegnarmi la vostra materia, adesso dimostratemi che è tutto vero, che voi siete i mediatori di qualcosa di desiderabile e indispensabile, che voi possedete e volete regalarmi. Dimostratemi che perdete il sonno per insegnare quelle cose che – dite – valgono i miei sforzi. Voglio guardarli bene i vostri occhi e se non brillano mi annoierò, ve lo dico prima, e farò altro. Non potete mentirmi. Se non ci credete voi, perché dovrei farlo io? E non mi parlate dei vostri stipendi, del sindacato, della Gelmini, delle vostre beghe familiari e sentimentali, dei vostri fallimenti e delle vostre ossessioni. No. Parlatemi di quanto amate la forza del sole che brucia da 5 miliardi di anni e trasforma il suo idrogeno in luce, vita, energia. Ditemi come accade questo miracolo che durerà almeno altri 5 miliardi di anni. Ditemi perché la luna mi dà sempre la stessa faccia e insegnatemi a interrogarla come il pastore errante di Leopardi. Ditemi come è possibile che la rosa abbia i petali disposti secondo una proporzione divina infallibile e perché il cuore è un muscolo che batte involontariamente e come fa l’occhio a trasformare la luce in immagini.

Ci sono così tante cose in questo mondo che non so e che voi potreste spiegarmi, con gli occhi che vi brillano, perché solo lo stupore conosce.

E ditemi il mistero dell’uomo, ditemi come hanno fatto i Greci a costruire i loro templi che ti sembra di essere a colloquio con gli dei, e come hanno fatto i Romani a unire bellezza e utilità come nessun altro. E ditemi il segreto dell’uomo che crea bellezza e costringe tutti a migliorarsi al solo respirarla. Ditemi come ha fatto Leonardo, come ha fatto Dante, come ha fatto Magellano. Ditemi il segreto di Einstein, di Gaudì e di Mozart. Se lo sapete ditemelo.

Ditemi come faccio a decidere che farci della mia vita, se non conosco quelle degli altri? Ditemi come fare a trovare la mia storia, se non ho un briciolo di passione per quelle che hanno lasciato il segno? Ditemi per cosa posso giocarmi la mia vita. Anzi no, non me lo dite, voglio deciderlo io, voi fatemi vedere il ventaglio di possibilità. Aiutatemi a scovare i miei talenti, le mie passioni e i miei sogni. E ricordatevi che ci riuscirete solo se li avete anche voi i vostri sogni, progetti, passioni. Altrimenti come farò a credervi? E ricordatemi che la mia vita è una vita irripetibile, fatta per la grandezza, e aiutatemi a non accontentarmi di consumare piccoli piaceri reali e virtuali, che sul momento mi soddisfano, ma sotto sotto sotto mi annoiano…

Sfidatemi, mettete alla prova le mie qualità migliori, segnatevele su un registro, oltre a quei voti che poi rimangono sempre gli stessi. Aiutatemi a non illudermi, a non vivere di sogni campati in aria, ma allo stesso tempo insegnatemi a sognare e ad acquisire la pazienza per realizzarli quei sogni, facendoli diventare progetti.

Insegnatemi a ragionare, perché non prenda le mie idee dai luoghi comuni, dal pensiero dominante, dal pensiero non pensato. Aiutatemi a essere libero. Ricordatemi l’unità del sapere e non mi raccontate l’unità d’Italia, ma siate uniti voi dello stesso consiglio di classe: non parlate male l’uno dell’altro, vi prego. E ricordatemelo quanto è bello questo Paese, parlatemene, fatemi venire voglia di scoprire tutto quello che nasconde prima ancora di desiderare una vacanza a Miami. Insegnatemi i luoghi prima dei non luoghi.

E per favore, un ultimo favore, tenete ben chiuso il cinismo nel girone dei traditori. Non nascondetemi le battaglie, ma rendetemi forte per poterle affrontare e non avvelenate le mie speranze, prima ancora che io le abbia concepite.

Per questo, un giorno, vi ricorderò.

 

Lettera a un ragazzo che comincia un nuovo anno scolastico

Alessandro D’Avenia, in “La Stampa” (12 settembre 2016)

 

Cari ragazzi,

si ricomincia e la prima nota della sinfonia che aprirà quest’anno è l’appello. Chi lo pronuncia è il maestro di un’orchestra speciale, in cui ognuno suona secondo il suo timbro unico e personale. Lo spartito è la grande armonia che siete chiamati a diffondere nel mondo, come singoli e come gruppo. Verrà pronunciato il vostro nome, come una chiamata, a cui potete rispondere solo voi.

Ma “come si fa a vivere la modernità senza fare schifo?” si chiede prosaicamente l’incipit di una canzone, intuendo che una vita (e quindi una scuola) basata esclusivamente su risultati e procedure e non sulle persone genera stanchezza. Mi piacerebbe che a rispondere non fosse la noia che caratterizza la scuola, perché tra le cose capaci di riempire il cuore e la testa di una persona c’è proprio la conoscenza, e se la conoscenza diventa una noia e genera apatia, allora non è conoscenza, allora non è scuola. Diceva un classico antico che “nutre la mente soltanto ciò che la rallegra”, per questo sono convinto che non vi serva una scuola divertente, ma una scuola interessante, perché la mente e il cuore si rallegrano quando sono afferrati dalla bellezza. Un filosofo greco scrisse che la parola “bello” (kalòs) deriva dal verbo “chiamare” (kalèo). Si tratta di una falsa etimologia, ma l’intuizione di fondo è vera. La bellezza è una chiamata, perché la bellezza mostra l’unicità di qualcosa che è uscito dall’anonimato e ha raggiunto il suo compimento, la bellezza trasforma in volto ciò che è indistinto e senza identità. Per questo studierete Socrate, Dante, Colombo, Caravaggio, Newton, Darwin, Einstein… perché furono tutti rapiti dalla chiamata della realtà a penetrarne il segreto, ciascuno con il suo strumento nella grande orchestra della storia umana. Le loro vite si riempirono di senso, perché non rinunciarono a quella chiamata, per questo Dostoevskij faceva urlare a uno dei suoi personaggi che si può a fare a meno di quasi ogni cosa: “ma senza la bellezza no, perché allora non avrà assolutamente nulla da fare al mondo! Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui! Non inventerete nemmeno un chiodo!”

E non sono i limiti di una scuola spesso scalcinata e abbandonata a se stessa a costituire i confini della vostra chiamata alla pienezza, anzi spesso dovrete ribellarvi di fronte a muri e umani che non ricordano più il senso di quell’appello. Ma non nascondetevi dietro i facili alibi con i quali spesso giustificate la vostra mancanza di impegno e di passione, dipende soprattutto da voi: la libertà che tanto cercate negli anni di scuola non è solo quella di “liberarsi da” qualcuno che impone delle regole, ma è soprattutto diventare “liberi per” raggiungere la pienezza e l’altezza del nostro breve vivere.

Se non trovate bellezza a scuola siete per metà spacciati, perché passerete la metà delle vostre ore di veglia dietro a banchi e libri, e saranno ore sprecate, buttate via, nell’età vostra fatta per sperare oltre ogni speranza, con un eccesso che è tipico dell’adolescenza. Un ragazzo, stufo della noia a cui lo costringeva l’ambiente in cui era cresciuto, sentendosi chiamato a grandi cose, decise di scappare di casa e scrisse una lettera a suo padre in cui diceva: “Preferisco essere infelice che piccolo, e soffrire piuttosto che annoiarmi”. La fuga fallì, ma rimase la sostanza di quella ribellione che lo portò a diventare il nostro più grande poeta moderno: Giacomo Leopardi.

Questo vi auguro per quest’anno, essere disposti a rispondere a quella chiamata al compimento piuttosto che annoiarvi, affrontando anche difficoltà e fatiche pur di non accontentarvi di una vita piccola, piena di alibi e vittimismo. Quando sentirete il vostro nome all’appello del primo giorno di scuola, ricordatevi che siete lo strumento indispensabile, qualsiasi esso sia, di un’orchestra chiamata a suonare lo spartito del futuro.

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