Storia

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Pesaro, città d’arte, famosa per aver dato i natali a uomini illustri, sino alla prima metà dell’Ottocento non ha una scuola d’arte né una scuola di disegno. Le origini di tale indirizzo risalgono al 1863 : in quell’anno viene istituita una Scuola Comunale di

Figura, guidata dal pittore Giuseppe Castellani (Pesaro 1812-1891), i cui ritratti conservati in collezioni private di Pesaro, Fano e Urbino rivelano grande perizia esecutiva. Dopo pochi anni, nel 1867, presso la Villa Imperiale, per volontà del principe Cesare Castelbarco Albani, viene organizzato un corso di disegno,tenuto dal pittore Giuseppe Gennari, per affiancare una nuova fabbrica di maioliche. Sino a quel momento, infatti, gli artigiani della ceramica avevano appreso il mestiere nelle botteghe, quindi viva diventa la necessità di una scuola artistica capace di rinnovare le espressioni tradizionali. Nel 1877, per il rilevante contributo del senatore

Giuseppe Vaccaj (Milano1836-Pesaro 1912), il Consiglio Comunale della nostra città istituisce la Scuola serale di Disegno per Arti e Mestieri, aperta in una stanza di Piazza del Monte sotto la direzione dell’ingegnere Eugenio Sinistrario (Rimini 1841-Pesaro1901), allievo dell’Accademia di Belle Arti di Bologna e autore in Rimini del progetto di Porta Marina, oggi distrutta. Insegnanti della scuola sono: Cesare Gai, ceramista, Ugo Morigi, ebanista, Filiberto Fattori, professore di disegno geometrico. Nel 1887 la stessa scuola viene trasformata in Scuola d’Arte Applicata all’Industria ubicata in tre sale al piano terreno di quel palazzo di via Mazzolari che la città aveva ereditato dalla marchesa Vittoria Toschi Mosca. Le lezioni si tenevano nei giorni feriali dalle ore 18.00 alle ore 20.00, di domenica dalle ore 8.30 alle ore 10.30. Presidente della Scuola è il senatore G. Vaccaj, valente uomo politico, musicista e pittore, particolarmente sensibile al valore dell’istruzione e alla necessità di istituire scuole d’arte; egli così scriveva: “Uno spirito capace del bello è già uno spirito civile. Azione sommamente civile elevare la gente alla comprensione del bello”. Direttore della scuola è Luciano Castaldini, (Bologna 1855 - Pesaro 1924) acquerellista e pittore che, prima di arrivare a Pesaro, aveva partecipato a varie mostre. Egli, affiancato dal professore Giacomo Pascoli, dirige la Scuola d’Arte Applicata dal 1889 al 1921. Per l’insegnamento pratico, essa si avvale delle officine dove gli allievi erano occupati di giorno: il Castaldini si recava presso di loro per curare l’esecuzione degli oggetti disegnati la sera nella scuola. Castaldini, maestro per oltre vent’anni dell’artigianato pesarese, contribuisce all’affermazione della scuola in mostre nazionali e internazionali: nell’esposizione di Parigi del 1900 per i manufatti inviati, la scuola è premiata con una medaglia. In seguito la scuola “ Castaldini”, così veniva chiamata a Pesaro, per l’aumento degli alunni, viene trasferita con delibera comunale del 1901 nei locali più ampi dell’ex caserma di San Domenico in via Giordano Bruno. Tra gli allievi del tempo ricordiamo nomi destinati alla carriera artistica: Francesco Carnevali (Pesaro 1892-Urbino 1987),

Elso Sora (Pesaro1905-1991),

Gian Carlo Polidori (Urbino 1895 - Pesaro 1962),

Fernando Mariotti (Pesaro 1891-1969), Werter Bettini (Pesaro1909-1983). Della scuola fu alunno per qualche tempo anche Ferruccio Mengaroni (Pesaro 1875-Monza 1925), che da sperimentatore mai soddisfatto lascia un’ impronta indelebile nella ceramica pesarese e influenza il gusto cittadino verso il nuovo. Nello stesso periodo un notevole contributo alla scuola viene dato dalla presenza di maestranze come l’ebanista Remigio Cesarini, i decoratori Aroldo e Savino Della Chiara, il maestro in ferro battuto Attilio Frulla, i professori di disegno Umberto Gradari e Giuseppe Gaudenzi. Nel 1921 la Scuola Serale e Domenicale d’Arte si trasforma in Regia Scuola Professionale con laboratori diurni e impartisce “Insegnamenti teorico-pratici per le arti edilizie e fabbrili, per l’ebanisteria e la ceramica”. Direttore della Scuola dal 1921 al 1927 diventa Mario Urbani (Roma 1885-Pesaro1961): artista eclettico, architetto e pittore, porta una ventata di rinnovamento nella didattica e arricchisce la scuola di nuovi laboratori, come quelli per la sartoria, il ricamo e l’economia domestica. Tale sezione femminile diventa parte integrante della scuola. In quegli anni l’ambiente artistico pesarese si vivacizza, gli artisti subiscono il fascino di nuovi movimenti: Art Nouveau, Art Déco, Razionalismo. Anche le biennali di Monza (1923, 1925, 1927, 1930) sollecitano a nuove riflessioni ed ispirazioni. In questo clima particolarmente effervescente, l’Istituto ottiene risultati lodevoli nell’ambito della Mostra Regionale d’Arte pura e decorativa, organizzata a Pesaro da Luigi Serra nel 1924.

 

Lo stesso Urbani, con la collaborazione degli studenti,in quegli anni ha realizzato tra le altre opere :il Portone di ingresso della Cassa di Risparmio di Pesaro (antica casa Chiaramonti) nel 1925, il Salone della Provincia nel 1924-1926, i Bronzi per le testate architettoniche del Ponte sul Metauro nel 1927. In questa Scuola si sono formati allievi come il disegnatore Giovanni Dall’Asta, il “capo d’arte ebanista” Ennio Valentini, il disegnatore nelle officine Montecatini Ovidio Valentini, il mobiliere Ezio Cartoceti, l’intagliatore su marmo Mariano Cecchini, il pittore Luigi Bazzali . Subito dopo la direzione dell’Urbani, viene richiesto al Ministero della Pubblica Istruzione l’intervento superiore per un totale riordinamento della scuola, atto ad elevare il valore del diploma degli alunni e trasformare la scuola ad orario ridotto in un Istituto con programmi più adeguati allo sviluppo che si intendeva dare alle Arti Applicate a Pesaro. Con il R. Decreto di riordinamento che reca la data del 13 gennaio 1930-VII, n.143, l’Istituto diventa Scuola Artistico-Industriale di Tirocinio che viene intitolata all’ex alunno Ferruccio Mengaroni, tragicamente scomparso a Monza il 13 maggio del 1925, nell’estremo tentativo di sorreggere e salvare la sua ultima opera plastica maiolicata:

“La Medusa”. La Scuola così rinnovata comprende sei sezioni: arte del legno, arte del ferro, arte plastica decorativa edilizia, pittura decorativa murale, arte dell’abbigliamento, della biancheria e del ricamo (sezione femminile), economia domestica teorico-pratica (sezione femminile). Ciascuna sezione ha la durata di quattro anni. Inoltre, per rispondere alle esigenze degli operai delle industrie meccaniche locali, la scuola stipula un accordo con la ditta Benelli ed organizza al proprio interno corsi serali teorici di Disegno Industriale, Matematica e Tecnologia. Dal 1928 al 1954 nella direzione della scuola si alternano l’incisore Mario Delitala e il grafico Dante Masetti. Nel periodo dal 1945 al 1950 studia nell’ Istituto il ceramista Nanni Valentini (Sant’ Angelo in Vado 1932- Arcore1985), artista internazionalmente riconosciuto che dedica la sua vita alla ricerca della materia e del segno. Subito dopo la guerra, nel 1946, la Scuola può vantare anche l’ istituzione della sezione di Ceramica la cui mancanza si lamentava da tempo. Negli anni Cinquanta la sede viene trasferita negli attuali locali di via Mengaroni e viene affidata

nel 1954 al pittore Ferruccio Ferri (Fauglia di Pisa 1911-Pisa 1989) per quasi trent’anni . Così egli si esprimeva nei confronti della Scuola : “Un Istituto d’Arte non può chiudersi in se stesso, ma aprirsi alla cultura, inserirsi nella società produttiva, farsi propulsore di attività capaci di affrontare situazioni nuove nella continuità della tradizione e nel rinnovamento delle forme, con un’ opera di educazione equilibratrice”. In questi anni, agli anziani insegnanti come i pittori Ciro Pavisa (Mombaroccio 1890-Pesaro 1972) e

 

 

Alessandro Gallucci (Pesaro 1877-1980),

il ceramista Guido Andreani (Pesaro 1901-1976), succedono giovani professori come Giuliano Vangi, Loreno Sguanci, Rodolfo Ciolli, Roberto Ciolli , Silvano Pestelli,

Franco Bucci, Luciano Vichi, Franco Fiorucci, Renato Tonelli, Piergiorgio Spallacci, Lucio Pezzolesi. Nella scuola in quegli anni si apre un interessante dibattito culturale tra arte Realista ed arte Informale; gli insegnanti, molti dei quali artisti, vivevano quelle esperienze ed incuriosivano i giovani con nuove proposte. Nel 1962, viene aperta la sezione di Oreficeria sulla spinta del professore

 

Vladimiro Vannini, giovane esperto di smalti su metalli preziosi, coadiuvato dal professore Claudio Mariani. Negli stessi anni si consolida anche la sezione di Moda e Costume, grazie alla presenza di valide insegnanti come

   

Anna Baioni, Enrica De Cecco Maria Fazi. Gli anni Settanta vedono la nascita della sezione di Architettura e nello stesso periodo al Corso triennale di studi viene aggiunto il Corso biennale sperimentale. Dopo i validi contributi dei presidi Ferruccio Ferri e Marisa Betti, nel 1985 e sino al 1995, la presidenza dell’Istituto è affidata al professore Athos Tombari, ceramista. Durante questi anni la scuola continua ad essere soggetto attivo nei processi culturali e sociali della città, organizzando mostre e conferenze di grande spessore culturale. Nel 1996, accanto al Corso ordinario, viene attivato anche ilProgetto Michelangelo con le sezioni di Grafica, Disegno Industriale, Beni Culturali. In questi corsi sono previste nuove discipline, quali Diritto ed Economia, Informatica, Filosofia, Lingua straniera, che consentono all’allievo di acquisire una più approfondita preparazione anche in vista di un eventuale prosieguo degli studi. Dal 1995 sino ad oggi, si sono susseguiti i seguenti dirigenti: professore Giuliano Simoncelli, architetto Giuseppe Campagnoli, professoressa Isabella Venanzini, dottoressa Marcella Tinazzi, architetto Francesco Leoni. In questi anni la scuola, pur in un momento di grande velocizzazione nei cambiamenti della vita e del lavoro, ha saputo rimanere propositiva formando un operatore artistico con una preparazione sia culturale che operativa consona alle continue e pressanti richieste della realtà produttiva in continua evoluzione.

 Prof. Maria Antonietta Vitelli

 L’ I.S.A. (oggi I.I.S.) ”Ferruccio Mengaroni “ ringrazia la Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro per le immagini gentilmente fornite.


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